Make your own free website on Tripod.com

poems of the kameleon

Poesie in ..Italiano .

Home
Poesie in ..Italiano .
POèMES EN FRANçAIS
POEMS IN ENGLISH
ABOUT THE AUTHOR
POEMS IN GREEK SPaNiSh AND KREOL

COPYRIGHT© 2012

un po' di sale, di ombra, di follia..

vespa2a.jpg

ChAkRa 1.

il cielo e'stanco, si e'addormentato sul mare
e la luna lo fa sognare.
Poi la terra svegliera' il sole,
e come una trottola, continuera' a girare.

L'ombrello.

Cammino sotto la pioggia

ho perso l'ombrello..

in un bar, sull'autobus,

ho perso l'ombrello.

Osservo il mio polso bagnato,

mi si e' fermato l'orologio.

Cerco nella pioggia il sorriso di mia madre.

 

Sassi di vetro.

Scivolo scalza sul marmo di ghiaccio,

le ombre liquide della notte,

ballano nei corridoi della follia

e vedo vecchie sante ballare con mignotte.

 Ho il cuore in gola e la luna nei capelli,

un grillo ben pigro stornella l’estate

due rose blu nel giardino accoccolate,

e quelle scarpe di vetro mai ritrovate.

 
C
on le canzoni tristi ed anodine

di  questa notte senza confine,

mi accorgo che tutto comincia,

solo verso la fine.

 

Il salto.

Ti ritrovo nella solita sedia, fumi e sorridi

partiamo a far un giro nella solita città

con la radio accesa e vecchi brividi

chiedendoci se uno dei due oserà .

Le persone camminano distratte,

sui marciapiedi di questa gabbia urbana

e nella nebbia teste stolte, facce matte

ed il mio silenzio,  seduto nel tuo.

 

La Valigia.

La poesia è una manetta di argento tra senno e follia,

Una corda funambula dal pensiero  al sesto senso,

Una spossata caccia geografica in cerca di pace

con la leale valigia per aerei, treni e mare.

E’una luce sottile da sotto una porta nel buio,

Un appiglio per dar un senso a ciò, che senso non ha.

La poesia ti offre lo splendore delle cose semplici,

Per poi scaraventarti in pozzi di solitudine.

Senza poter tastare marmo, pietra  o le terrecotte dello scultore

Scegliere sulla palette  acquarelli, acrilici ed olio del pittore ,

Di non poter vibrare con la voce del cantautore,

Ne indossar  ruoli come vecchi cappotti come fa l’attore,

I poeti son incatenati tra il pensiero, la carta, l’ inchiostro.

I poeti sussurrano per non abbaiare,

amano bere ballare  mangiare e fumare.

I poeti sono soli e stesi sul letto profondo del mare,

E solo tremando,  capaci di amare.

Sono  angeli maledetti, con un sorriso stanco sulle labbra

Dei saltimbanchi distratti che con una parola ti fan volare

La poesia e’ il canto delle cicale in un campo d’estate,

Quando il cuore ha male.

Tener la candela accesa, con una fiamma di speranza,

Sdraiati nel buio della notte,

sul letto profondo del mare.

 

 

 

24.00 pm

 

Una parte di me accende

l'altra spegne,

Una ti accarezza, l'altra ti graffia.

Il blu in me ti rinfresca

il rosso ti scotta.

La violenza del silenzio,

la calma del rumore.

 

 

Il silenzio degli angeli.

 

E cosi’ te ne vai, e ci lasci qui soli,

L’orologio si é rotto, e nel cielo, tu voli.

 

Il tuo coraggio ha sconfitto il dolore

il tuo sorriso ha conquistato il tempo,

il posto vuoto a tavola é sempre il tuo

tu,  uomo d’onore nella favola della vita.

 

Trova la pace nel silenzio dorato degli angeli

E noi pregheremo alla luna soli e fedeli

Nella notte quando l’assenza si fa sentire,

Come una coperta calda il ricordo, senza dormire.

 

Ricordo ai tuoi occhi accesi, sorrido e tremo.

Buon viaggio amico mio  Jürgi,

sul lago invernale una barca,  ed un remo

un giorno ne son sicura : ci ritroveremo.

 

 Amor facili est

 

L’ardore é allacciare una scarpa un pomeriggio di pioggia,

Coprire una spalla nella brezza di una sera d’estate

E’ un bacio sotto fiocchi di neve che non finisce mai,

Un lungo sguardo in mezzo alla folla che solo tu sai

 

E’ una mano che tiene la tua attraversando la strada,

La lealtà invisibile di un’eminente spada.

E’ un corpo di notte, un cuore che batte sul tuo,

pensare che la vita senza l’altro non é futuro.

 

E’ un pianto che si spegne in un triste sorriso

La lentezza di una carezza nata all’improvviso.

E’ giocare pigramente con una ciocca di capelli

Un nome che é tuo e che mai cancelli.

 

Son cento pianoforti ed un violino sulla sabbia

É il poter di fuggire da qualsiasi gabbia.

É una valigia piena di note e di colori,

l’immensità di dividere pane, oro e dolori.

 

 

VaGaBonDo.

 

Luna di ghiaccio

Ponti di pietra

Su campi di grano e di sabbia

Su erba morbida, di smeraldo

Su terra ricca, di cioccolata

Cammini qui e là,

con le tue lacrime nell'oscurità.

 

Tasca bucata, ricucita,

scarpe usate, verniciate

Guanto di velluto

Capelli spettinati.

Sulla camicia di pizzo,

una goccia di sangue.

 

Vai vagabondo

Intorno al mondo rotondo

Sventolando il fazzoletto bianco

Con il tuo sorriso rosso e stanco

Profumo d'erba e di menta

La mia mano trema,

in una carezza eterna.

 

Diva

Stasera ho rimesso la mia parrucca blu,

il vestito di strass e le piume dorate.

Mi hanno dipinto il volto da diva stanca

volevano chiudermi a chiave in una stanza

 

Inciampo su sassi logorati e consumati

corro nella strada, sul palcoscenico umano

Caviglie incatenate dal tempo,

strascinate, accanto a cuori liberi.

 

POKER

L'Assoluto. Il buio. Il silenzio.

Culla isolata, rifugio di profumi

Sogno interrotto e poi ritrovato

Lenzuola di parole abbottonate, intrecciate.

Cancello socchiuso, citofono stanco

Un cane randagio abbaia l'alba.

Giungla

Orme nude su terra bagnata

Balliamo sotto la luna selvaggia.

Tamburi tribali, cuori sudati

Siamo negri dalla pelle elastica

Vodoo erotico trance di fuoco,

Liberi nella giungla felici con poco.

Occhi negli occhi anime randagie

Balliamo irrimediabili, felici, scoppiati.

Parto.

Cammino in scarpe di vetro

Parto senza valigia per veder il mare,

Verso la carezza del Sole

La polvere di salsedine.

Il tempo fugge ed io con lui,

Cammino in scarpe di vetro

E non tornerò'.

Maestro.

Nella mia testa

sculettano contrabbassi,

Picchiano pianoforti

Stridono corde,

Sbattono bonghi.

Velluto rosso sangue

Uomo che fuma il sigaro

Un taxi che non arriva mai

La mia testa é un violino.

Jazz.

Amore gocce di pioggia sulla finestra

Amore singhiozzo,

Amore che inciampa

Amore di lenzuola in una stanza.

Amore goffo, mascherato

Amore di circo, pieno di jazz

Amore mio lontano.

Hable con El.

 

(...o la cravatta del clown...)

 

Sei appena partito , le tue spalle voltate

Riccioli neri ed occhi fatti di mare

Venuti da mete distanti.

Volevo correrti incontro, darti la mano

Ma son rimasta muta, tremando.

 

Com’è strana, la vita

Come fila, delinquente

Incrocia passi per poi separarli

Volevo dirtelo sotto la neve

Ma camminavo muta, in mezzo alla gente.

 

Leggo il tuo pensiero di guerriero

In tempi di pace, in tempo di guerra

Attraverso il tuo sguardo vola col tuo, il mio pensiero.

E dopo la tempesta, la calma.

 

Coraggio e speranza,

Il mondo intero in una stanza.

Volevo dirti che Dio ti benedica

E vola, aquila vola !

Ma son rimasta ammutolita

Con un nodo in gola:

la cravatta del clown.

 

La Paloma.

 

Mi ha teso una corda verso l’antica missione,

Ha aperto porte, svelato ricordi, da tempo ignorati.

Schizzi di  sangue scuro sul cemento, carne umana macellata.

E peggio.

Gli sguardi sui volti morti, orbite spalancate, tatuate dal silenzio.

Dalla sofferenza.

Le guerre, le stragi,i massacri: il disumano riposo eterno, imposto.

 

Poi la calma.

 

Il sangue freddo, il bisogno di testimoniare,

di continuare a scrivere senza mai urlare.

L’adrenalina dello scribo, le ferite poetiche.

Per i diritti umani lacerati, per la dignità violentata.

Il rischio, la denuncia, la febbre. La croce.

Nel buio prima del sonno, scatti di foto e morte.

Pregare, spossati, per un sonno innocente.

 

 

 

                                                     Girasole

Una bambina corre libera e piccola

Nel campo di grano, un fiore stretto in mano.

Una corona di margherite le adorna la testa

A casa, I grandi, fanno la siesta.

Bacio Perugina.

Persa nelle colline di San Casciano

Tra le vigne, gli uliveti ed il sapore del tempo

Ti ho rivisto, nonno, da lontano,

E sorridevi sdendicato coi baffi controvento.

Non ci separerà mai la vita, nonno Remo

Né la morte, né i fiori sulla tua tomba.

Sei un angelo che mi protegge su in cielo

La preghiera nel volo di una bianca colomba.

Ricordo la tua canottiera, le bretelle, il gelato sui baffi

Quando mi proteggevi fraterno, dai paterni schiaffi.

La nostalgia ignara della dolce infanzia,

Passata per ore all'ombra di un'estate nel tuo orto.

Eroe contadino fiero e pieno di fede

Sei e rimani la ragione del ricredere

Vivi e vivrai in questo cielo toscano

Stasera e per sempre: cerco la tua mano.

Tremo.

                      Amore mio bello come una tempesta di mare

Lascia che le onde ci facciano tremare,

Amore mio dolce come un lago di miele puro

Il mio corpo ti offro questa notte di velluto.

Amore mio fresco come un vento di montagna

Ti mostrerò il mondo intero in una stanza,

Amore mio fatto di musica e di colori

Dal tuo cuore pulito toglierò ogni dolore.

Amore mio violento come un volcano in esplosione

Stasera io ti cantero' la mia semplice canzone,

Amore mio fragile come una coppa di cristallo

Offrimi fiori, profumi e collane di corallo.

Amore mio stanco come un vecchietto seduto nell'ombra

Accarezzo le tue rughe senza vergogna,

Amore mio leale come una croce in un prato

Giuro che per secoli sarai incantato.

Amore mio fatto d'inferno e di paradiso

Tra l'angelo ed il diavolo per sempre diviso,

Il tempo ha voluto cucirci in questo mondo strano

Ti prometto stasera che andremo lontano.

Fata Morgana.

I miei capelli dorati dal vento spettinati

I miei occhi di cioccolata pieni di melanconia,

La mia risata gagliarda e contagiosa

Le mie lacrime nate nel profondo dell'anima.

La zingara scesa dal cielo in primavera

La ballerina in scarpe di vetro delicato,

La madonna nera che cerca luce nell'ombra

La bambina, la donna, sulla scala infinita.

La zingara

Piove pace di panna sull'anima

Fulmini di pazienza all'alba,

Libertà e secchi di vita,

Il tempo ti salva quando pensi che é finita.

E tra mari e deserti

Ritrovi vecchi porti e sentieri persi,

Il ricordo, liberato, scalda come il sole

Un giorno di mercato e di parabole.

Una vecchia zingara seduta sull'angolo stretto,

Con un sorriso sdentato mi riconosce,

Una croce d'oro sul petto di stoffa

La mia camminata un po' goffa.

"Dammi la mano" mi chiede aggobbita

le porgo le mie stanche dita

come un robot arrugginito

che non teme la voce del destino.

"Cio' che é scritto in cielo

non si cambia in Terra.

Ama la vita e dimentica la guerra,

Ascolta sempre le voci del parallelo."

L'assenza.

Entrare con l'eco di passi vuoti in una casa. Risate del passato ancora vibrano, cullate dal suono di un pendolo antico. Le campane della chiesa risuonano dalla piazza. Appoggi le chiavi ed accendi la luce, ma qualcosa rimane spento.

Ti chiedi dové, cosa farà.

Un letto che prima era nido sembra ora infinito. Un vuoto nell'anima, una nota storta, una lacrima ingoiata. L'assenza non é altro che l'attesa, non lasciar che ti logori.

La vive meno limpidamente colui che rimane, in un posto dove il ricordo ha appeso immagini come palle di Natale su un'albero immenso. Ogni angolo, ogni strada, ti fa rivedere colui che manca.

Pur essendo intero nella tua anima, ti manca una spezia nel piatto, hai perso un disco preferito, cé qualcosa che non torna.

Occupati per liberare quel sentimento di carenza. Ritrova la tua luce e passioni personali. Lascia che il tempo sia giudice e svelati lentamente.

Vivila in modo sereno, con forza e coraggio.

E se son fiori, tornerà.

 

Sei arrivato nella mia vita senza bussare.

Come un libro impolverato trovato per caso in un mercato, un sasso sul quale ho inciampato.

Il destino o un clown chiamato Impensato hanno fatto incrociare I tuoi passi coi miei. Tremo. I nostri pensieri intrecciati mi esaltano e mi ammutoliscono.

Hai capito le mie ferite con le quali gioco con dita di bambola di porcellana, hai visto il disordine nel mio cimitero.

Mi hai fatto capire, con uno sguardo, il mondo intero.

 Dici di conoscermi come il palmo della tua mano. Sei cosi serio, buffo e insolito. Non so dove ci porterà il mare, verso una tempesta furiosa o sull'isola di paradiso. Ho già paura che il vento ci separi e qualcosa in me rifiuta di affidarmi al poker umano.

Non ho più tempo da regalare a giochi e ferite, ne ho viste tante ed adesso sono guarite.

Spero tu possa esser il guerriero irriducibile che ho perso tempo fa, in un'altra vita. L'uomo solido, nobile e rispettabile col quale non sarà mai finita. Ti riconosco, e tu percepisci, il tempo ci sbatte su due incroci.

Sud, Nord, Est ed Ovest.

Vorrei che tu fossi un uomo dal cuore degno e sicuro, che sa cosa vuole e come trovarlo. Un uomo che capisca che non troverà mai un'altra come me.

Con I miei capelli d'angelo spettinato, le mie gonne di fata colorata, I miei occhi tristi e la mia risata decisa. La femme fatale e la zingara cosmopolita  che non può vivere senza sole e mare. La scrittrice che intervista I pazzi fino al pigro arrivo dell'alba. L'impaziente, l'incostante, la ballerina.

E tu sei un raggio di luce nella mia anima disordinata. Un'equazione logica nel mio caos argentato.

Mi hai dato voglia di ritrovare un sentiero perso anni fa. Quello del giusto, della fede, del tempo immobile.

Sei arrivato senza bussare, e non lo posso dimenticare.

Nuovi momenti.

Albero colmo di frutta o deserto senz'ombra, la passione ti apre il cielo e scoppia nell'anima come un mare blu e profondo. Quando meno te l'aspetti, eccola che ti becca all'angolo della strada. Come uno schiaffo ben centrato, un bacio tenero, delicato. Una lacrima salata su labbra di cioccolata.

L'altro, straniero che vuoi scoprire ogni giorno di più, ti svela mondi paralleli che presto apparterranno solo a voi.

Un orto da coltivare con tempo e pazienza, con frutta dorata e fiori singolari.

Non lasciar che la paura entri nell'orto.

Proteggilo dall'invasione della perplessità, dei dubbi, dello sconsolamento. Dimentica il passato ed il futuro. Vivi e da tutto al presente, con un'energia nuova ed occhi diversi. Lascia che il sangue scorri libero nel tuo polso e che il tuo cuore voli sicuro.

Deve rimanere un santuario libero e profondo. Le insicurezze del batticuore vanno controllate, onde evitare far paura all'amore. Come un vecchio prete filosofo, siediti ogni tanto ed osserva il tuo amore come un falò sulla spiaggia, di notte.

Inventa ogni giorno una chiave argentata da aggiungere al vostro mazzo, per trovare soluzioni e non creare problemi futili.

Non lasciar mai che il tuo amore sia inquinato da parole inutili. Pesa, calcola, gettati in un sentiero mai attraversato.

Chiedi consiglio alle stelle ed alle onde, e non lasciar che una mente esterna possa dettarti cambiamenti. L'amore va vissuto come un tango. A due, allacciati nel rischio che determina la sopravvivenza.

Tu..

Non so come ti muovi e con chi

Non so che cosa sogni di notte,

Non so quanti segreti hai cucito nel taschino

Non so se ti piace il bicchiere di vino.

Non so se balli, scrivi o canti

Non so se lei esiste o no, l'altra

Non so se tuo padre é ancora vivo

Non so di che colore sei vestito.

Non so se preghi o bestemmi

Non so se preferisci il giorno alla notte,

Non so se prendi o dai le botte

Non so quante porte apre il tuo portachiavi.

Non so se viaggi con treni, aerei o navi

Non so se sei tenebroso o tenero,

Non so se sei angelo o diavolo

Non so.

 

Phantom.

Nascosti dietro un tendone di velluto scuro

Tendone folto, impolverato,

Si nascondono I volti pallidi

Di mostri, angeli e fate.

Le travi di legno del palcoscenico

Scricchiolano e si curvano sotto I passi,

Mentre i volti tremano e sbroccano

Ballando e sbattendo passi stanchi.

Il fantasma li osserva, seduto nel buio

Dal  suo sigaro si attorciglia fumo blu,

Immortale dandy di pizzo e vecchio vampiro

Osserva I volti con la fiala d'etere, nel taschino.

Apnea.

La prossima volta sarà in una casa,

nel cuore dell'incendio bollente, arancione.

Le mie dita annasperanno con spasmi sereni

nei corridoi e nelle scale piene di fumo blu scuro.

So che me la cavo, vedo da qui il pompiere.

Son belle, le uniformi, quando arrestano la paura.

La prossima volta sarà durante le giostre,

quelle di settembre, che colorano dieci giorni.

Avro' il mento pieno di zucchero filato

e fra le dita, sciolto, un po' di gelato.

Vedo il palloncino, e vorrei soffiare

riempirlo d'aria senza paura di farlo scoppiare.

La prossima volta sarà su una barca a remi,

col sole ed il sale nei capelli del mare.

Specchio piatto argentato e profondo nel quale

L'acqua ed il cielo annegano il blu.

Il pescatore é tonto ma ama il silenzio,

Mi aspetta da ore per farmi tacere.

La prossima volta sarà nel metro',

Ove sudore e rancore partoriscono passi pazzi.
Nel labirinto sotterraneo la luce non c'é piu'

Occhi di vetro, spenti, che non cercano piu'.

Vedo il barbone che sputa insulti alla bottiglia

Lo accarezzo dicendo:"Non perdiamoci piu' ".

 

Dietro la tenda.

Dietro il sipario l'attore visionario suda freddo

Dietro la nebbia, un ladro dorme, sul tetto.

Dietro la tenda tua madre ti aspetta

Con gli occhi socchiusi, senza fretta.

Accanto alla fontana una coppia vibra, libera.

Accanto alla fermata un barbone é svenuto

Accanto a lui una bottiglia di vino vuota

C'é un panino, offerto da uno sconosciuto.

In un paese lontano suonano musica triste

In un locale curioso violini e voci d'artisti

In una canzone sbraitano e tacciono momenti,

E la luna strafottente ti fa sbattere I denti.

Dentro un bicchiere il tuo ritiro nuota

Dentro la casa la tua stanza é vuota.

E dietro la tenda tua madre ti aspetta

Con gli occhi stremati, senza fretta.

 

Ritardo.

Parole scrollate dall'impermeabile

Come gocce di pioggia poco abili.

Parole eco del tranello agiato:

ti ricordi, quella sera non sei andato.

Quell' appuntamento dimenticato.

Lei si era vestita di blu e s'era messa il rossetto

Portava quella sera il tuo profumo prediletto.

Adesso ha chiuso il tuo volto in un cassetto,

E nel silenzio culla il suo cuore rosso, trafitto.

Pioveva fitto davanti al cinema nel viale

Sotto l'ombrello nero lei tremava

Gocce dolci in gocce salate, aspettava

Tra le risate amare degli stolti.

Il suo volto turbato ed urbano cercava te

L'orologio, una ferita temporanea sul polso.

La rabbia fa solletico e poi svena l'onore

Girando I tacchi ha lacerato il tuo nome.

 

Chiesa.

Sotto il coperchio scuro

della possente assenza.

Accendiamo una preghiera

ed il silenzio sviene in noi.

Corvo.

Tagliarsi le ali per recitare..o volare liberi per lottare?

 La notte dell'inarticolato , la notte che tende un agguato.

Abbaio nel buio e cerco la luce, trovo una croce.

Oblio fuggente, in abbondanza. Sono sola in una stanza.

Synesthesia

Non chiedermi perché

L'invisibile interpella proprio me.

Silenzi seduti su stelle aride

Mi fissano attimi passati e sordi

Colgo l'eco di mondi futuri.

Sola, umana celeste astratta

Intensa nell'infinito sbadato

Sulla terra arrugginita cammino rapita

Gli spiriti ridenti fra le mie sfuggenti dita..

Rosso della fragola e poi del sangue

Gli occhi pensili di un angelo stanco

Blu barcollante del mare metallo

Labbra secche di diavolo spumeggiante.

E cerco indizi in ogni istante

Un cammino che possa disunire

La mia anima e l'invisibile

Le mie ipotesi dai dubbi irresistibili

Anima tenue e grande

Capace di sonno immobile e lotte furiose

Accetto la sfida propostami

Canterellando la mia innocenza.

 

 

Cuore di legno

Quando l'amore é inutile, cupo

Quando ti toglie il fiato nel cuore della notte

Riempendo le tue vene di veleno

Quando l'amore cancella sorridendo

Sorge l'urlo di libertà su labbra ironiche

Poiché due solitudini scavano solchi

E due esseri volano verso la luna:

Liberi.

Sparo pallottole nell'oscurità.

Aggomitolata, come un uccello dall'ala ferita, rivedo schegge della mia vita.

Una candela si consuma davanti alla vecchia icona di legno, un libro aperto, un disegno. Uno specchio profondo riflette sguardi passati e futuri.

Non ho mai capito come far fronte allo sgomento, all'ansia bipolare che mi sbatte nell'euforia e poi nel tormento. Le due gemelle identiche in me rifiutano queste quell'altro Re. Troppo complicate per quanto semplici, due rovesci nella fodera di un'anima.

In questa perpetua contraddizione, la malinconia abita in me e dirige la barca.

Mi porta su mari diversi, dall'Adriatico all'Egeo , dall'Oceano Indiano all'Atlantico. Incontriamo onde altissime, e poi notti piatte come l'olio con finestre su luna piena.

Le rughe salate dei pescatori che incrociamo mi sorridono, puntano col mento aldilà dell'orizzonte.

Come lo spleen che mi accompagna accavalcato sul cammello, tra le dune calde e storte del deserto. Mi sorregge quando inchino il capo, versa acqua sulle mie labbra aride come la sabbia. E' ombra dove ombra non cé. Le rughe sagge dei beduini mi salutano, indicano con occhi di carbone acceso la meta attesa.Amici.

La donna era vestita di rosso, camminava sul marciapiede di sinistra.

L'uomo era venti metri indietro, su quello di destra. L'osservava e spostando una ciocca di capelli ribelli, lei perse la sciarpa.

Senza saper perché, l'uomo attraversa la strada, mentre la donna continua a deambulare. Raccoglie la sciarpa e la stringe nel pugno, pedinandola con premura.

Dopo due strade lei si ferma ad una terrazza. E' primavera a Parigi, il via vai mondano, umano,  é risuscitato. La donna é bella, incrocia le gambe e fa scivolare gli occhiali da sole sulla testa. L'uomo si siede cinque tavoli più in là, scrutandola dietro il giornale aperto. Lei gira il polso per controllare l'ora, regolarmente.

Poi arriva un uomo quarantenne, distinto, discreto; Lei lo accoglie freddamente. I due si parlano, si agitano, ingoiano caffè. Ad un tratto luomo si alza, buttando un biglietto di cento franchi sul tavolino. Poi si fruga le tasche, tira fuori un mazzo di chiavi, le pone sui soldi, con gesti stanchi. Alza il cappello, gira I tacchi e se ne va.

Lei rimane li, composta, imperturbabile. Gli occhiali scivolano giù sul naso. L'uomo decide di annodarsi la sciarpa dal profumo leggero intorno al collo. Si dirige al tavolo di lei, aspettando il riconoscimento.

"Come ti chiami?" disse lei.

Non aveva neanche degnato la sciarpa di uno piccolo sguardo.

"Sono David" rispose, dopo una pausa.

"Allora, caro David, che cosa mi offre da bere?"

Passarono cosi diverse ore. I due non smettevano di parlare, di ridere, d'interpellarsi. Lo spazio ed il tempo sembravano essersi interrotti, con un segnale lampeggiante che diceva "Nessun accesso". Parlarono di tutto, di poco, anticipavano il gioco. Seduzione, astrazione, passi sciolti verso meta ignota. Pensione polverosa, lenzuola strappate.

Alzandosi, lui le porge il braccio piegato. La donna infila il suo e camminano abbracciati, per le strade parigine.

Lei ad un tratto si ferma, con un sorriso di perle bianche su labbra rosso scuro. Gli sfila la sciarpa, la getta a terra e fa un cenno al tassi'.

Salgono, abbracciati, verso le porte dell'improbabile.

La fiaba é fugace.

Leggo il coraggio nelle stelle .

Come un'aquila dalle piume argentate, le mie ali sferzano il cielo come lame risvegliate. Non posso più frenare, per niente e per nessuno. A costo di dover ritrovarmi da sola per continenti interi, di attraversare giorni pieni di luce e notti nere. Non posso permettermi il lusso di aspettare che l'altro capisca, che si svegli, che gli indichi il cammino.

De Profundis Mundi

Fuori piove. La gente ha passi che scivolano distratti, sui marciapiedi umidi, notturni. Sotto le mattonelle, un'antica necropoli.

Senz'ombrello, l'uomo esce dalla sua tana, dalla camera troppo stretta, dai suoi ricordi impolverati. I volti che incrocia sono storti, sciolti dalla pioggia al gusto d'acciaio nella nebbia di smog. L'uomo ha fame e sete, ma si é imposto un karem, per ritrovare il gusto di ciò che pensava fosse smarrito.

Ha ritrovato il tempo perso, lo fissa, l'osserva, se n'accorge, ci crede. Non lo perderà più. Ora cerca una fisarmonica, una musica antica che possa far guarire la sua piccola ferita. Pallido e freddo, l'uomo nutre la sua rabbia con fervore. Vuole un sole nuovo sotto il quale bruciare, urlare contro il suo dolore. Ormai ha perso l'ultimo sonno, proprio come l'ultimo metro'.

 I suoi passi si muovono nella città come quelli di un lupo famelico.

Canterà per l'infanzia condannata prima di aver potuto sognare di libertà. Canterà per gli anziani che aspettano la morte, soli.

Canterà per l'uccello dalle ali spezzate, tagliate.

Canterà con una musica piena di note frastornate.

Canterà la neve d'inverno in piena estate.

Pirata anonimo con il corpo delle donne nelle strade, che ama con passione, che lascia ben amate. Tracce di rossetto fuso e pelle d'oca..

Amico dei barboni quando beve vino nei violacei bagliori. Fratello della notte e del silenzio profondo. Vivo, quando dietro le lenzuola profumate appese sul balcone, la gente russa, sul cuscino. Invisibile come un fantasma senza la luna piena. Solo, quando arriva l'ora di cena. Sicuro, quando accarezza il capo chinato di un balordo cieco.

L'uomo pensa a Dio.

Si chiede come faccia, solo, Dio, a rispondere a tutte le preghiere ruminate nelle umide gole dei mortali. Cé chi lo interpella in massa, a messa, con sospiri di pappagalli.

Poi ci sono quelli che sbraitano alle stelle, soli, come belve. Nel freddo inchiostro delle ore spente. Quando il silenzio sviene nell'assenza, dopo aver acceso inutili preghiere.

Dopo aver collezionato talloni dAchille, rasato la capoccia di Sansone, sentirsi rotto, l'uomo ha deciso d'inventare Dio.

Di vederlo dietro un palo della luce, sulla faccia di un cane che attraversa la strada. Di riconoscerlo nella bocca di un monello che annega la sete, labbra saldate al rubinetto di una fontana. Di sussurargli un segreto in un campo di frutta dorato. Veder la sua luce su un chicco di grano.

Immobile, l'uomo ricorda quella baia greca, il sapore del tempo, la mitologia rinfrescata dall'ombra. Rivede le statue amputate, vorrebbe raggiungerle.

Rivede l'isola greca e le sue pinete. I pescatori con rughe di sole su denti bianchi. Stanchi, ma vivi.

Il ricordo é una pianta piena di spine che cresce lentamente sotto la retina della pupilla. Sono le ultime lacrime sulla folta criniera del tempo, delle note abbandonate nell'alito del vento. Una partizione le cui pagine galleggiano, come pesci morti, sulla cresta del mare.

Dio non poteva essere ricordo.

Sotto la pioggia, l'uomo galleggia. Fra I vivi ed I morti, fra il tempo sicuro ed i suoi passi storti. Ruba una rosa ad una zingara, la scivola fra i denti, in bocca, pigramente. Poi morde il fiore e sputa i petali rossi, ridendo.

Come un buffone impolverato, con il trucco colato, l'uomo finisce in un mercato. Fiori, pesce e formaggi, vecchiette vestite di nero. La gente comune si é svegliata, é ora di tornare nella tana e dormire. La terra gira, e girerà.

L'uomo sbadiglia e guarda il cielo ; gli pare di capire il mondo intero..

Arrivato a cuccia  s'infila fra le lenzuola, nudo.

Accarezza le sue ferite, ride a fior di labbra. Lei non c'è più' ..e la vita, instancabile, lo trascina.

Il tempo scaverà fra di loro l'aspra ruga indifferente, ed altri oceani si apriranno.

Si addormenta innocente nei corridoi del suo futuro; beato.

 

Il porto.

Eri seduto sul porto e guardavi le navi

Dalla tua tasca sono scivolate delle chiavi,

I tuoi occhi viaggiavano sulla cresta del mare

Avevi forse paura, paura d'amare.

Le tue chiavi sul cemento, I tuoi piedi nell'acqua

Le onde calme e constanti, il tempo che le sciacqua,

E rivedi gli occhi di lei appesi nell'orizzonte

Hai tanta voglia per un attimo di baciarle la fronte.

Poi ti alzi e te vai, lasciando dietro di te un velo.

Un velo di ricordi che hai buttato nel vento

Lei ballerà da sola, lassù sospesa nel cielo,

Il tuo cuore é tornato a farsi cemento.

 

Rabbia Fragile.

Ore 19.47

Tonfo di passi in pozzanghera stanca

Eco di un cane che abbaia, lontano.

Grigia e buia, questa sera piena di sete,

Un lampione: luce di miele.

Un raggio di luna ti sfiora la spalla,

Il tuo alito, nebbia umana.

La chiave di casa nella tasca,

Avanzi nel vuoto, a testa bassa.

Croce.

Il sole accecante

Cicali persistenti

Sete di acqua fresca

Di pace splendente.

L'ombra di una sorgente

Ombra sorridente.

Una croce lontana,

Protegge chi ti ama.

Settembre.

Sul tappeto di sabbia

Entri in un mare puro,

Nel vetro freddo e liquido.

Muovi le braccia e nuoti

Nel vuoto, libero nuoti.

Ti ricordi il gusto del sale

Le ore libere delle estati

Le stelle, i secchielli, i baci rubati.

 

Asso.

Seduto solo, sotto l'albero

Ascolti le ombre tremare,

Osservi gli uccelli parlare.

Un ricordo si nasconde dietro un fiore.

Il futuro é una partita di poker,

E tu nella manica hai l'asso di cuore.

Il pozzo.

Sogno agitato interrotto

Bicchiere di vino rosso incrinato

Finestra di legno, vetro rotto.

Pozzo profondo nel cortile

Secchio appeso su corda ruvida

Gocce che svengono nell'infinito.

La chiesetta in fondo al prato

Chiesa piccola, di campagna

Il canto di un frate, mi accompagna.

Crederci senza accorgersene

Fra I campi di frutta ed un mazzo di menta

Crescere senza rimpianti

Il passato, passa.

E poi rotolo, nell'erba..io rotolo.

Cresce un fiore spacca il cemento:

Fra i pensieri, scorre il vento.

Kosmos.

Apriremo un baretto tutto blu, nel cielo, lassù.

Bevo tazze vuote piangendo lacrime piene

Tra l'inferno ed il Paradiso

Tra la Bibbia e Gigi in paradisco

Noi vi offriremo vino e birra blu.

ZOO.

Lasciate che gli animali scappino

Senza nome ne padrone

Liberi, senza meta alcuna

Che si allontanino sicuri

Nutriti di rabbia, ossa e speranza.

Un cane randagio, nell'anima,

Vale più di mille pedigree.

Ore.

Il dono dell'indifferenza,

Cancellare chi ti pensa

Poiché il tempo interrompe i cuori

Scava corridoi di ricordi..

Manda la mente stanca per sentieri storti.

E rivedi quel volto perso ma sereno

Affacciato al finestrino del treno

Sapendo che non lo vedrai mai più:

Tutto é blu.

All' Attacco.

Tutti per uno ed uno per uno:

Armiamoci e partite!

Tanto non ci guarda nessuno.

Il giardino del soldato sconosciuto

Un cane che piscia contro il muro

Un vecchio pezzo di pane duro.

Marionette appese a fili improbabili

Facce firmate da nomi potabili

Con cento letti sfatti

Con una faccia dal trucco che cola

Con un urlo bestiale incastrato in gola

Con le pagine che sta strappando:

Il giullare, su in cielo,

Ci sta guardando.

Mago.

La maschera del Mago é

Un sogno steso nel lago

Questa notte di mitologia

Notte argentata gravida di magia.

Un sonnambulo dondola sull'altalena

Un nano semina carte nel bosco,

L'acrobata coperto di polvere di stelle

Scivola sul filo appeso tra i rami

Ombre mobili, aria fresca

Un uomo solo, seduto sul lago, prega.

Ora di cena.

Sbatte il portone, passi su per le scale

I piatti tintinnano al piano di sotto

Cerchi il pepe e trovi il sale

In cucina gocciola il rubinetto rotto.

Accendi il TG della sera,

Assassinato un boss siciliano 

Chissà chi é nelle scale, dove abiterà?

Ti versi un bel bicchiere di vino nostrano.

Qualcuno bussa, non sei pettinato

Poi ti sorprendi: non lo sei mai stato.

Stringi il nodo della cravatta

Vorresti impiccarti

Chi mai, in questa notte buia

Vorrebbe parlarti?

Giri la chiave schiudi la porta

La donna ti dice " La mia pianta é morta."

Ed in quel silenzio, troppo umano

Le prendi la mano.

 

 

 

 

 

 

 

toto.jpg